Al feudo di Montenero, Arpino.

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In questo periodo in cui siamo in casa, causa #Coronavirus ( #COVID19 ), e non possiamo uscire per le belle passeggiate non ci resta che rispolverare i ricordi.
Le foto si riferiscono ad una passeggiata fatta qualche anno fa, ma l’itinerario è sempre attuale, quel giorno l’appuntamento era nell’Acropoli di Civitavecchia, proprio sotto la Torre, detta ”di #Cicerone ”.

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Naturalmente non potevamo non passare sotto il famoso arco ogivale conosciuto in tutto il mondo, detto ”a sesto acuto”, la tappa è obbligatoria!

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Dopodiché si è proseguiti direzione Montenero, uno dei punti più alti del Comune di Arpino (850 mt. s.l.m.), un tempo vi sorgeva un importante agglomerato, noto come ”Torre di Montenero”, che in un passato ormai lontano era un vero e proprio Feudo.

Come potrete vedere dalle immagini, da queste parti passa anche il #CamminoDiSanBenedetto , bellissimo percorso a piedi che partendo da Norcia arriva a Montecassino.

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Torre di Montenero nasce come fortilizio romano, inglobato nel sistema difensivo Bizantino (VIII sec.), in pratica una torre d’avvistamento con magazzini in muratura e cortile, con accampamento.

Tutti abbiamo studiato da ragazzi il cosiddetto accastellamento medioevale, e questo ne è un ricordo.

Specifiche menzioni di questo Feudo si possono trovare in tantissimi documenti, tra cui nell’archivio di Montecassino, risalente al 1076, e recita Ego Lando (Landone) senior de civitate Harpino in… monasterio S. Benedicti (Montecassino) …Montem Nigrum ipsa medictate  cum sua pertinentia.

Altre menzioni si possono trovare nell’archivio di stato di Napoli e in molti altri.

La Chiesa annessa al Feudo è individuata in un Codice in Carta pergamena rintracciabile presso l’Archivio Vescovile di Sora, che contiene la bolla del 1110 di Pasquale II. Da questo Codice redatto nel 1300 dal Notaio R. Odorisio di Sora, si estrae che l’Arciprete Geroldo rettore della Chiesa di S. Andrea di Montenigro ne è Parroco.

In seguito, il Gentile in un suo testo rimarca che nell’anno 1434, il casale di Montenero fu distrutto, come altri castelli, da Riccio di Montechiaro, Generale delle armi di A. D’Aragona. Da una memoria del 1789 si apprende che in quella occasione la campana della Chiesa del villaggio fu suonata a stormo dalla popolazione terrorizzata, poi abbattuta e trascinata al Palazzo Ducale, dove fu per molto tempo, e in seguito trasferita nella Chiesa di San Michele, ancora oggi è detta ”campana all’Arme”.

Dalle memorie nell’archivio del Monastero (della Chiesa di S. Andrea) si ricava che nel 1458 Arpino fu presa dai Vitelleschi e le Monache ivi presenti, accolsero come cappellani i Sacerdoti che erano nei casali di Montenero, che furono da allora ”addetti alla cura” nella Parrocchia di S. Andrea Apostolo, nel quartiere Colle. Alcuni dicono che il trasferimento della Parrocchia sia avvenuto nel 1533, come si legge nell’architrave della porta della Chiesa, altri poco dopo la distruzione di Montenero, nel 1434, come risulta da una pergamena del Monastero del 3 Maggio del 1437, dove è scritto che le Monache e i Canonici erano già intenti a sistemare la chiesa ed il Monastero.

Gli ultimi ritrovamenti nel sito sono stati di Fabio Di Folco, di qualche anno fa e consistono in alcune monete, una in particolare identificata come ”danaro imperiale Pavese”.

Per arrivare alla cima si attraversano ambienti anche boschivi e di varia natura, arrivati su si gode di un panorama a dir poco magnifico, quel giorno poi delle nuvole abbellivano il cielo blu come pennellate di colore bianco. Lo sguardo spazia a 360 gradi, si possono vedere i monti sia del Lazio che dell’Abruzzo, poi al di sotto si nota chiaramente Arpino, distesa da Civita Falconara a Civitavecchia. Come sempre bellissima!

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Per finire la magnifica passeggiata abbiamo pranzato in una azienda agrituristica di Arpino. Era quasi d’obbligo! E dopo sagne e fagioli… ci siamo salutati con la speranza di rivederci al più presto.

Ringrazio per le notizie storiche Saverio Zarrelli e la sede Arpinate dell’Archeoclub d’Italia, da sempre impegnati nelle riscoperte dell’Arpino scomparsa, abbandonata e dimenticata.

Articolo e Foto Gianna Reale Ph.

Arpino, 8 Aprile 2020.

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